“STOP FINANZIAMENTI A ERDOGAN”. ​L’ITALIA VUOLE USARLI PER FERMARE LE PARTENZE DALLA LIBIA

Fonti diplomatiche dicono che il governo vorrebbe chiedere alla Ue di non versare più soldi nella casse turche e di usarli per fermare le partenze dal NordAfrica

È la Libia il fronte su cui il governo Conte vuole concentrarsi. È da lì che salpano i barconi carichi di clandestini alla volta dell’Italia.

Ed è lì che Matteo Salvini vuole andare nelle prossime settimane per indicare all’Unione europea dove concentrare le proprie forze per risolvere, una volta per tutte, l’emergenza sbarchi. Secondo il Pais, l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte vorrebbe stornare i soldi, che oggi Bruxelles fa finire nelle casse del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan per non riempire la Grecia di immigrati, e dirottarli sul fronte libico per contrastare gli scafisti e fermare le partenze.

L’idea del governo Conte è semplice. Prendere i fondi che l’Unione europea ha stanziato per la Turchia e impiegarli per un fronte molto più caldo: la Libia. È da lì che i barconi salpano per raggiungere le coste italiane. È la famosa rotta mediterranea di cui Bruxelles non ha mai voluto occuparsi veramente. A Roma l’esecutivo sta quindi studiando l’idea di bloccare il finanziamento di 3 miliardi di euro che Bruxelles si è impegnata a destinare a Erdogan, in seguito all’accordo sottoscritto con Ankara nel 2016 per fermare il passaggio degli immigrati lungo la rotta balcanica. Secondo il quotidiano spagnolo El Pais, il governo Conte intende chiedere che la somma venga destinata alla Libia. Fonti della commissione consultate ieri sera dall’agenzia Agi non hanno confermato la notizia.

“I tre miliardi su cui il governo italiano intende mettere il veto – riferisce il quotidiano spagnolo citando fonti diplomatiche e comunitarie – coprono il periodo 2018-19 e si sommerebbero alla stessa cifra di altri 3 miliardi che l’Unione europea ha già versato ad Ankara per il periodo 2016-17″. La decisione di dare il via libera al finanziamento richiede l’unamità degli Stati membri: un terzo dei fondi, un miliardo, viene finanziato direttamente dagli Stati, mentre la parte restante deriva direttamente dal bilancio dell’Unione europea.

via Il Giornale

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