News

UNA BOTTA DI REALISMO. DAI TEDESCHI DEL “DIE WELT”

Il compromesso sulla manovra italiana è risultato decisamente indigesto alla stampa tedesca, che all’indomani dell’accordo con riserva fra Commissione Ue e governo italiano, mette in dubbio l’opportunità della concessione ottenuta da Roma. In quest’ottica, viene considerata Bruxelles quella che ha cestinato le regole. La transizione da Gentiloni a Conte ha sortito, a conti fatti, un aumento del deficit dallo 0,8% al 2%. In altre parole, i gialloverdi porteranno a casa una manovra assai più vicina alle posizioni inizialmente propagandate che non agli impegni presi con l’Ue dal precedente esecutivo. Partendo da tali presupposti, un editoriale del noto quotidiano tedesco Die Welt ha dunque criticato la malleabilità di Bruxelles nella trattativa, sostenendo che “nella battaglia per il debito il governo di Roma è riuscito ad imporsi sulla Commissione europea” (la traduzione è di Vocidallagermania.it). Infatti nell’editoriale si scrive che “Il governo italiano aveva promesso che nel prossimo anno il deficit pubblico si sarebbe ridotto allo 0,8% per poi arrivare a zero nel 2020. Le richieste della Commissione europea non erano sadismo, ma pura necessità per un paese il cui debito pubblico supera di gran lunga il PIL annuale e in cui il risanamento delle finanze è reso urgente dal rapido invecchiamento demografico.” “Il governo di Roma”, prosegue l’editoriale firmato da Olaf Gersemann, “nel frattempo è cambiato, in primavera Giuseppe Conte con il suo gabinetto populista ha sostituito il presidente del consiglio Paolo Gentiloni. Il deficit al 2,4% del Pil che il governo Conte avrebbe voluto raggiungere, almeno secondo la prima versione della legge di bilancio, era una aperta provocazione.” “Ora è stato trovato un accordo sul 2,04%, e Bruxelles non vuole più avviare una procedura di infrazione per eccesso di debito. Il governo Conte sta di fatto smantellando le riforme sociali e del lavoro fatte dai suoi predecessori, e non crede nell’euro.” “Non solo, il valore su cui è stato raggiunto un compromesso è molto più vicino alle idee dei populisti di Roma che non agli impegni originari. La Commissione europea con le sue concessioni sta premiando un tale corso politico. Gli elettori dei paesi piu’ deboli dell’Eurozona si chiederanno: perché dobbiamo effettivamente intraprendere riforme strutturali e perseguire il consolidamento dei conti, se gli italiani a proprio piacimento possono tirarsi indietro quando vogliono?” La chiosa dell’editoriale è assolutamente negativa e tetra, dal punto di vista teutonico: “In paesi come la Germania, a loro volta, i populisti anti-Europa sapranno come sfruttare la codardia di Bruxelles. Two pack, Six pack, semestre europeo, tutte belle e altisonanti invenzioni che dovrebbero dare rigore all’unione valutaria ma che in pratica non portano a nulla, come stiamo scoprendo ora. L’euro è stato indebolito dalla vittoria di Pirro di Roma. L’UE è diventata più debole. In ogni modo nel lungo periodo non ci saranno vincitori. Un giorno nero per l’Europa.” A volte guardare la realtà da un altro punto di vista può essere utile. (Giulio Betti)