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Con Trump o con l’Ue! Ecco la vera crisi di Governo…

Una crisi di governo che ha anche il sapore di uno scontro internazionale. Il voto sulla nomina del nuovo presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, aveva già chiarito quale fosse la linea di faglia tra Lega e Movimento Cinque Stelle in campo internazionale. Da una parte il partito di Matteo Salvini, profondamente incastonato su posizioni atlantiche e orientato all’asse con l’amministrazione Trump in un’ottica anti europea e legato allo schieramento sovranista mondiale. Dall’altra parte il Movimento 5 Stelle, che sposa invece la linea della moderazione, incentrata sul sostegno alla Von der Leyen e che ha ribadito, proprio con il discorso di Giuseppe Conte in Senato, la concezione dei due pilastri su cui si fonda la linea internazionale pentastellata: Europa e alleanza atlantica.

Due visioni non per forza contrapposte, ma che in questo periodo si sono sempre più polarizzate. All’ombra della crisi di governo, si staglia infatti uno scontro di rilevanza internazionale che nella contesa del Senato si è manifestata in tutte le sue forme. Con l’Unione europea, questa Unione europea, a esser l’epicentro di una crisi nazionale che ha il sapore di un redde rationem di matrice interiorizzale. E non a caso è proprio dagli Stati Uniti che è arrivato il placet a Salvini per scatenare una crisi di governo che nasce da questioni interne ma che ha profonde motivazioni strategiche.

Come spiegato più volte in queste settimane, Washington è apparsa molto delusa dal governo gialloverde. E il voto finale sulla von der Leyen è stata una sorta di dichiarazione di voto generale sulla direzione che avrebbe intrapreso questo esecutivo nel prossimo futuro. Nel momento in cui l’amministrazione Trump ha chiesto una netta presa di posizione nei confronti dell’asse franco-tedesco, Conte ha scelto un’altra strada: quella promosso proprio da Angela Merkel e Emmanuel Macron. Un cambiamento rispetto ad alcune battaglie pentastellate che è stata confermata dallo scontro frontale di oggi, a Palazzo Madama, dove il premier ha ribadito quella scelta mentre il leader della Lega, ricordando dei punti tipici di tutti i programmi sovranisti europei (di cui Trump è pienamente  concorde), ha parlato di un’italia libera dai vincoli dell’Europa sia sul fronte migratorio sia su quello economico e finanziario. Solo alcuni passaggi che però hanno chiarito come una delle grandi questioni su cui è nata questa crisi agostana è stata proprio Bruxelles, sul cui trono c’è una Urusla von der Leyen che ha già fatto capire in tutti i modi di discostarsi completamente dal fronte sovranista e che di fatto ha sconfessato pienamente la Lega all’interno dell’esecutivo italiano.

Il richiamo all’alleanza “Ursula” non è semplicemente una definizione giornalistica sul possibile nuovo governo giallorosso Pd-5 Stelle. C’è qualcosa di più profondo in quella terminologia: è proprio il “sistema Ursula” a essere in gioco, che significa l’Unione europea a trazione franco-tedesca e gli interessi della Cina. Da una parte c’è la Lega filo-atlantica cui è arrivata la condanna di Macron e Merkel, la benedizione di Trump e la ridondante accusa di legami con il Cremlino fissata nello schema del Russiagate. Il Carroccio guidato da Salvini rappresenta quel blocco che si oppone a una certa logica europeista che si basa al contrario sul rafforzamento dell’alleanza tra Parigi e Berlino quali nuclei dell’Ue, sul fronte comune anti-Trump, anti-Putin e che strizza l’occhio alla Cina con investimenti che però mirano ad arricchire solo una parte del Vecchio continente. In questo fronte si è unito anche il Movimento 5 Stelle, che ha palesato la condivisione di questa strategia con due mosse: il memorandum per la Nuova Via della Seta e il voto a favore della Von der Leyen. Due mosse apprezzate e condivise proprio dal Partito democratico, visto che quando era al governo ha fatto il possibile per includere Roma nel progetto cinese della One Belt One Road, che ha contrastato in tutti i modi l’attuale amministrazione americana e russa e che, infine, ha pienamente sostenuto nell’ambito del Partito socialista europeo, il voto alla von der Leyen. Di fatto, in politica estera, l’alleanza Ursula è già un realtà. Pd e Cinque Stelle si trovano già sulla stessa barricata e hanno già isolato la Lega per convergere nel grande gioco europeo.

Fonte: https://it.insideover.com/politica/vera-crisi-governo-salvini-trump-5-stelle.html

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